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PostHeaderIcon I nostri pensieri e le nostre emozioni condizionano la nostra realtà attuale e anche il nostro futuro

mente

di Elisabetta Marsonet

In questi ultimi anni si stanno diffondendo a macchia d’olio libri e corsi di formazione su tecniche di auto-aiuto e tecniche di guarigione che si basano sulla forza del nostro pensiero.

Questo fenomeno viene identificato con nomi diversi, come ad esempio la legge di attrazione o il potere dell’intenzione. Alcune filosofie orientali con radici molto lontane, recenti filosofie occidentali e da sempre alcune religioni, confermano insieme una stessa verità.

Da un punto di visto scientifico questa verità straordinaria, che ci riguarda in prima persona, è provata dai più recenti studi di fisica quantistica, di neuroscienze e di biologia: la forza del pensiero umano è in grado di plasmare la realtà.
Tutto questo può sembrare incredibile o difficilmente attuabile, per alcuni addirittura impossibile.

Ciò che noi pensiamo maggiormente e l’emozione che proviamo mentre facciamo questi pensieri, si realizza nella nostra realtà, diventa il nostro futuro.

Questa possibilità di plasmare la nostra realtà è disponibile per tutti, in qualsiasi momento.

Per questa ragione è essenziale che iniziamo a porre particolare attenzione al nostro modo di pensare, soprattutto ai nostri pensieri ricorrenti, a ciò che immaginiamo possa accadere nella nostra vita e alle emozioni ad essi legate.

 

Quindi se pensiamo quanto siamo sfortunati, stanchi, immeritevoli, sgradevoli, cattivi, questo sarà ciò che raccoglieremo nella nostra vita. Le persone che ci sono vicine e le situazioni, ci confermeranno che tutto questo è vero. In particolar modo se questi pensieri sono sostenuti da emozioni vissute con disagio come ad esempio la paura, la rabbia, la tristezza, o lo sconforto, la possibilità che si realizzino nella nostra vita è molto alta.

Quando riusciamo ad essere consapevoli dei nostri pensieri negativi e decidiamo di volerli cambiare in pensieri o azioni positive, cambiamo la rotta verso quel porto, il nostro futuro, che desideriamo tanto visitare nella nostra vita.

Sono certa che nella vostra vita avrete già sperimentato l’efficacia di tutto questo: ciò che avete pensato si è realizzato nella vostra vita, e magari avrete dato la causa o il merito al destino o a qualcun altro. Forse non è proprio così.

 

Il Processo Creativo per creare la nostra realtà è semplice, addirittura può sembrare banale. Sicuramente è molto diverso dal nostro usuale modo di pensare e sentire le emozioni e da ciò che normalmente facciamo concretamente nella nostra vita.

Ciò che è necessario fare per lavorare con il Processo Creativo, è re-imparare ad utilizzare i propri pensieri, le proprie emozioni e la propria fiducia verso qualcuno o qualcosa di Più Grande. Qualcuno lo chiama Dio, qualcuno Universo, qualcuno Energia Divina.

E’ necessario agire in maniera diversa da ciò che facciamo tutti i giorni, modificando i comportamenti che di solito ci mantengono nella nostra situazione di persone poco serene, infelici o irrealizzate.

 

Inoltre è importante considerare le nostre convinzioni, cioè ciò che noi crediamo sia “veramente vero”.

Mi riferisco alle convinzioni subconscie, cioè a quelle verità che noi crediamo vere non solo con la nostra mente e la nostra razionalità, ma soprattutto crediamo vere con il nostro cuore e con la nostra pancia.

Quante volte ci è capitato di dirci “sì, ce la faccio a raggiungere questo obiettivo” perché tanto desideravamo farcela, ma dentro di noi, con la pancia e con il cuore, sentivamo che facevamo fatica a farcela e non ce l’abbiamo fatta?

Le convinzioni subconscie, sono il motore, che mette in movimento le emozioni. Le emozioni sono l’energia che sostiene il raggiungimento del nostro desiderio o obiettivo.

Quindi, se ad esempio crediamo che qualcosa è difficile da raggiungere o che addirittura noi non ce lo meritiamo veramente, tutti i nostri sforzi per plasmare la nostra realtà saranno faticosi e sarà difficile raggiungere ciò che desideriamo.

Esistono diversi metodi per modificare le proprie convinzioni subconscie, in modo che queste ci sostengano per raggiungere ciò che desideriamo nella nostra vita.

Alcuni di questi metodi sono di auto-aiuto, altri necessitano del lavoro di un professionista competente.

Ciò che è veramente importante è comunque arrivare a sentire emotivamente in modo diverso e positivo una convinzione, una verità in modo che questa diventi vera anche per la nostra pancia e il nostro cuore, oltre che per la nostra mente.

In questo modo sarà una convinzione subconscia a sostenere il nostro pensiero, desiderio o obiettivo.

 

Spesso mi viene posta questa domanda durante il seminario “Tu Crei la Tua Realtà”: cosa fa la differenza tra sognare e creare la propria realtà?

A mio avviso ci sono delle caratteristiche specifiche che distinguono il sogno dal Processo Creativo e di seguito indico quelli che a mio avviso sono quei fattori fondamentali di distinzione:

  • per primo e più importante l’assunzione di responsabilità al 100% di ciò che ci accade nella nostra vita
  • la scelta, la decisione di voler fare qualcosa per cambiare in meglio la nostra vita
  • l’impegno verso se stessi
  • la costanza nell’utilizzo del metodo più adatto per ognuno di noi.

 

Quando penso a tutto questo, alla forza del pensiero e delle emozioni, mi ritengo immensamente fortunata, grata e felice, inizialmente per aver solo osato sperare che fosse vero, poi per aver voluto sperimentare direttamente questa verità, questa forza e infine per aver sentito nel profondo del mio cuore quanto tutto questo fosse concretamente vero e meraviglioso se utilizzato nel modo corretto.

 

Credo che la ricerca scientifica e la sperimentazione non siano ancora arrivate a comprendere davvero tutte le potenzialità della nostra mente. Il cammino è ancora lungo, ma questo viaggio personalmente lo trovo già meraviglioso e sta a noi scegliere se volerlo intraprendere oppure no.

In ogni caso anche se decidessimo di non volerlo fare, questa legge, questa forza del pensiero e delle emozioni agiranno ugualmente nella nostra vita.

Forse vale la pena di vivere meglio ogni singola giornata della nostra vita e di cercare di creare il futuro che desideriamo, tenendo comunque sempre presente, come dice Deepak Chopra:

“Accetto il presente così com’è, perché il presente è sempre come dovrebbe essere.

Se ciò che sto vivendo non è la realizzazione dei miei desideri, significa che l’Universo ha in serbo per me qualcosa di ancora più grande e meraviglioso che in questo momento non mi è dato di conoscere”.

Un augurio di Pace nel Cuore e nell’Anima

Elisabetta

 

PostHeaderIcon La forza delle convinzioni subconsce

fiore

Le tue convinzioni subconsce definiscono i limiti
di ciò che puoi essere e di ciò che puoi fare

Questo articolo è stato scritto da Elisabetta Marsonet. Elisabetta è counsellor, coach e facilitatore PSYCH-K®.  PSYCH-K® è un marchio registrato di The Myrrdin Corporation.

Marzo 2010

Come diceva Henry Ford "Sia che tu creda che puoi o che tu creda che non puoi … hai ragione!"

Innanzi tutto, cosa si intende per “convinzioni”?
Le convinzioni sono delle certezze, tutto ciò che noi crediamo sia vero. E fin qui nulla di strano e di nuovo.

Le nostre convinzioni sono il fondamento della nostra personalità e di ciò che raggiungiamo nella nostra vita.
Ci definiscono come valorosi o senza valore, potenti o deboli, competenti o incompetenti, fiduciosi o sospettosi, appartenenti o esclusi, sicuri di noi stessi o dipendenti, flessibili o punitivi, trattati equamente o vittimizzati, amati o odiati.

Le nostre convinzioni hanno conseguenze di vasta portata nella nostra vita, sia positive che negative.
Le nostre convinzioni condizionano il nostro umore, le nostre relazioni, la nostra prestazione lavorativa, l’autostima, la salute fisica, e anche la nostra prospettiva religiosa o spirituale.

Ma ciò che è necessario considerare è che esistono sia le convinzioni consce - razionali, delle quali siamo consapevoli - che quelle subconsce – le quali sono “istintive”, inconsapevoli.

Le convinzioni consce sono tutte quelle verità, quelle certezze che noi conosciamo e nelle quali crediamo.

Le convinzioni subconsce sono invece quelle “verità nascoste”, nel senso che non siamo consapevoli che fanno parte di noi stessi e di quanto influiscono nella nostra vita.

Gli studi in neuroscienza indicano che il 95% dei nostri comportamenti dipende dal nostro subconscio.
Questo ci dice quindi che se ho una convinzione subconscia opposta a quella conscia, ad esempio consciamente mi dico “mi posso fidare delle persone” ma la convinzione subconscia rispetto a questo argomento è “non mi posso fidare delle persone” il mio comportamento ed il mio atteggiamento saranno influenzati dalla mia convinzione subconscia. E quindi il risultato sarà che anche se desidero tanto fidarmi delle persone, non riesco a farlo, oppure devo fare degli sforzi enormi per poterlo fare.

Ma da dove derivano le convinzioni subconsce?

Le convinzioni subconsce sono spesso il risultato di una “programmazione” che dura tutta la vita, ed influenzano in maniera incisiva il comportamento umano.

Le convinzioni subconsce derivano dalle esperienze emotivamente molto cariche che viviamo nella nostra vita, sia esperienze positive che negative.
Quando nella nostra vita ad esempio ci accade qualcosa di negativo, ed emotivamente proviamo un grande disagio, il nostro corpo, attraverso i cinque sensi, invia alla nostra mente un messaggio di quanto quella situazione sia stata particolarmente spiacevole.
La nostra mente per poter far fronte alla situazione negativa o spiacevole e permettere la sopravvivenza fisica o emotiva della persona, mette in atto un comportamento di cosiddetto “salvataggio” per poterci permettere di superare quella situazione.
Quando la stessa situazione negativa si ripete più volte, la nostra mente metterà in atto sempre quel comportamento di “salvataggio”, che quella volta ha funzionato, in tutte le situazioni simili che ci capiteranno anche successivamente, anche se quel comportamento non è più funzionale.

Ma facciamo qualche esempio.

Immaginiamo una persona che abbia vissuto nella propria vita una situazione nella quale qualcuno si comportava in maniera aggressiva verso di lei e il comportamento di “salvataggio” che veniva messo in atto da questa persona per proteggersi da quella situazione era la chiusura in se stessa, il silenzio, se non addirittura il darsi la colpa del comportamento aggressivo dell’altro.
Attraverso questa reazione di "salvataggio" a livello subconscio questa persona potrà sviluppare delle convinzioni negative come ad esempio: non so farmi valere, gli altri mi vogliono male, se qualcuno è arrabbiato con me è sempre colpa mia ....
Se da un lato questo comportamento poteva essere utile in quella situazione, per salvarsi fisicamente o emotivamente, dall'altro questa persona mette in atto lo stesso comportamento di chiusura in diverse situazioni in cui qualcuno si rivolge a lei in maniera aggressiva.
Magari anche quando servirebbe far sentire la propria voce ed il proprio punto di vista.
Ma questa persona ha grandi difficoltà a gestire l’aggressività altrui e a sentirsi comunque bene con se stessa quando si trova in queste situazioni.

Un altro esempio può essere quello di una persona che da bambino è stata sempre ritenuta dagli altri (genitori, insegnanti, parenti, ecc.) mediocre, se non addirittura un buono a nulla.
Per superare questa situazione di disagio il bambino può mettere in atto diversi comportamenti di "salvataggio" come ad esempio essere rinunciatario, piuttosto che all’opposto essere sempre in sfida per dimostrare chi è veramente.
Anche in questo caso il comportamento di “salvataggio” può essere stato utile in quella situazione, ma nel momento in cui viene messo in atto in tutte le situazioni simili, può diventare un comportamento non funzionale per il benessere della persona stessa.
A livello subconscio questa persona potrà sviluppare delle convinzioni negative su se stessa come ad esempio: non ce la farò mai a raggiungere degli obiettivi, devo faticare molto per ottenere dei risultati, gli altri sono sempre meglio di me, non valgo abbastanza ....
Sappiamo che esistono altri modi per fronteggiare la critica, ma possiamo utilizzarli efficacementeo solo se sentiamo non solo con la mente, ma anche con la nostra pancia, il nostro cuore - con il nostro subconscio - che abbiamo valore come persone.

Questa è l’origine delle convinzioni subconsce e che ci guidano nella nostra vita.

Quindi è come se ciò che crede il nostro subconscio ha più effetto di ciò che crediamo a livello cosciente e razionale.

Quindi possiamo affermare che la nostra realtà, il nostro modo di essere è il riflesso delle nostre convinzioni subconsce.

La mente subconscia è il "deposito" dove si trovano i nostri atteggiamenti, i nostri valori e le nostre convinzioni.

Dalle nostre convinzioni traiamo le percezioni del mondo e di noi stessi, e da queste percezioni sviluppiamo il nostro comportamento verso noi stessi e verso il mondo.

Se da un lato possiamo desiderare a livello conscio che vogliamo smettere di fumare, ma per il nostro subconscio questa non è una buona idea – e avrà sicuramente una buona ragione il nostro subconscio per volere questo! mi immagino quella volta che ho fumato una sigaretta e mi sono sentito forte, sereno, felice, appagato, riconosciuto – il risultato sarà che non sarò in grado di smettere fintanto che il mio subconscio non  sarà d’accordo con la mia parte conscia e razionale che va bene smettere di fumare.

Solitamente, vogliamo cambiare i comportamenti che ci auto-sabotano. Un modo efficace per cambiare il comportamento è di cambiare le convinzioni subconscie che le sostengono.

Ma è possibile cambiare le nostre convinzioni subconsce, in modo che queste ci sostengano ad essere chi e come desideriamo essere?

Basandosi sulle ricerche delle differenze degli emisferi cerebrali destro e sinistro, anche conosciute come Teoria della Dominanza del Cervello, esistono modalità di intervento che forniscono una serie di metodi per identificare e trasformare le convinzioni che ci “sabotano” in convinzioni che ci “sostengono”, in qualsiasi area della nostra vita.

Molte persone mantengono convinzioni subconscie auto-limitanti nell’area della prosperità finanziaria, dell’autostima, della salute e del corpo come ad esempio la perdita di peso, così come nelle aree delle relazioni e della carriera.

Esistono degli strumenti efficaci che permettono alle nostre convinzioni subconscie di allinearsi con i nostri obiettivi e desideri consci.

Uno di questi metodi è chiamato PSYCH-K®.
Questo metodo è stato sviluppato nel 1988 da Rob Williams, ispirato da diverse discipline come la chinesiologia, la Programmazione NeuroLinguistica (PNL), l’agopuntura, l’ipnosi Eriksoniana, e altri sistemi di terapia psico-spirituale.
Questo è un metodo non invasivo ed efficace per dissolvere le resistenze e cambiarle a livello subconscio.

Attraverso un processo guidato dal facilitatore PSYCH-K® , una convinzione subconscia viene trasformata come richiesto dal cliente e verificata consciamente al termine del processo.
Si tratta di un processo co-creativo tra il facilitatore ed il cliente.
Attraverso il processo non solo ci assicuriamo che la procedura è sicura per il cliente, ma anche che è un cambiamento appropriato da fare in quel momento della sua vita.

. . . come disse Mahatma Gandhi . . .

"Mantieni positive le tue convinzioni,
perché
le tue convinzioni diventano i tuoi pensieri,
i tuoi pensieri diventano le tue parole,
le tue parole diventano le tue azioni,
le tue azioni diventano le tue abitudini,
le tue abitudini diventano i tuoi valori,
i tuoi valori diventano il tuo destino!”

 

PostHeaderIcon Le abilità mentali degli atleti: come possono essere allenate e migliorate

Marzo 2010

arrampicata

… Se fai quello che hai sempre fatto,
otterrai quello che hai sempre ottenuto.

- Anonimo -

Le Abilità mentali degli atleti:
come possono essere allenate e migliorate

di Nicola di Montegnacco

Oggigiorno sappiamo quanto sia importante per gli atleti allenarsi.

L’allenamento rappresenta un momento che consente all’atleta di migliorare il suo adattamento alle specifiche condizioni richieste per la pratica della propria disciplina sportiva.

Con l’allenamento egli può ampliare i suoi limiti, avvicinandosi, sempre più alla prestazione ottimale, quella ideale, quella che si è prefissato.

 

Parlando di allenamento, tradizionalmente il nostro pensiero va all’allenamento fisico dell’atleta.

Con la preparazione fisica si mira allo sviluppo delle capacità motorie e alla possibilità di esprimerle in gara. A tal riguardo, termini come incremento della base aerobica, potenziamento della forza, miglioramento della velocità, ottimizzazione della capacità articolare ci sono familiari. Concretamente, le azioni che si mettono in atto rispetto a questi aspetti sono molteplici: ripetute lunghe o brevi, sedute in palestra, sprint, stretching, esercizi di potenziamento muscolare, preparazione in sala pesi.

E’ evidente: allenare il corpo è fondamentale per poter praticare con efficacia il proprio sport.

La preparazione fisica sembra essere imprescindibile, ma l’esperienza ci ha anche insegnato che l’allenamento fisico e muscolare non è tutto.

 

Accanto a questo è necessario allenare e saper coltivare le abilità tecniche: si parla in questo caso di allenamento tecnico.

Un rovescio in back o un lob per il tennista, la virata per il nuotatore, una proiezione avanti nel judo, il bagher per il pallavolista sono tutti esempi di gesti di natura tecnica.

Poter contare su un ottimo bagaglio tecnico, essere competenti tecnicamente può fare la differenza in una competizione sportiva.

Tali capacità ci sono evidenti, soprattutto quando le vediamo fare da altri e ne apprezziamo i risultati. Una massima della tradizione dei samurai dice che “un uomo che ha raggiunto la padronanza di una qualsiasi arte, la manifesta in ogni suo gesto”. Il fatto che qualcuno sia competente significa proprio che sa fare qualcosa e noi, ci accorgiamo di questo, osservando i suoi gesti, i suoi comportamenti. Ogni comportamento, in quanto tale, è fatto di azioni concrete che possiamo migliorare, sperimentare ed allenare.

Lo scopo della preparazione tecnica per l’atleta è proprio quello di affinare e migliorare le proprie abilità tecniche.

 

Per ampliare i propri limiti ed avvicinarsi alla sua prestazione ideale l’atleta deve anche considerare l’allenamento tattico.

La strategia da adottarsi in gara per un ciclista, l’impostazione di una partita nella pallacanestro, l’andatura che si può scegliere in una maratona, gli schemi di gioco nel rugby sono tutti esempi in tal senso.

Si narra che Alessandro Magno condusse il suo esercito, numericamente cinque volte inferiore a quello persiano, sfruttando la sua intuizione ed astuzia di condottiero. Per “obbligare” il suoi uomini ad azioni eroiche fece bruciare la propria flotta. Se avessero voluto tornare in patria, le sue truppe avrebbero dovuto conquistare le navi del nemico. Con questa strategia, mettendo i suoi soldati in una situazione senza ritorno, Alessandro Magno riuscì a conseguire delle incredibili vittorie.

Anche nello sport, diverse squadre e svariati atleti hanno fatto grandi fortune proprio grazie al loro senso tattico, alla capacità di “stare in campo” o in virtù delle strategie adottate.

E’ per questo che sentiamo spesso parlare di schemi di gioco (… provati e riprovati in allenamento), del senso tattico, di scelte strategiche, delle capacità dell’atleta di adottare un'adeguata posizione nel campo di gioco, delle sue abilità nel scegliere ed imporre il ritmo al combattimento. Ed ancora, si sottolinea l’importanza di altre capacità come quelle di dedurre le intenzioni dell’avversario, intuire una manovra o di saper prendere con velocità delle decisioni vincenti in gara.

 

Ma c’è dell’altro: è sempre più chiaro che, un allenamento di tipo classico ormai non basta più.

Allenare il corpo è indispensabile, possedere ed allenare la tecnica di gioco è un fattore di notevole importanza, saper adottare una buona strategia può fare la differenza.

Ma lo sport è anche pensieri, emozioni e comportamenti.

Ogni pratica sportiva è legata con un filo rosso ai nostri aspetti mentali: ai nostri istinti, alla nostra razionalità, alle nostre emozioni, alle nostre convinzioni e ai nostri comportamenti agiti. In una parola sola sport è anche mente.

L’importanza dell’approccio mentale nello sport pare spesso evidente e diversi sono gli esempi in cui gli aspetti emotivi e psicologici diventano sempre più decisivi. Ogni atleta o tecnico ha esperienza di questo.

 

Allora possiamo chiederci:

Cosa significa “ero fisicamente al top, ma non c’ero con la testa” ?

Per quali motivi si fatica con le squadre di “livello” più basso, mentre si ottengono grosse prestazioni con le grandi?

Perchè alle volte l’atleta è come bloccato?

Quante volte si sente dire … “in allenamento viaggia come un treno, in gara si spegne”?

Per quali motivi, succede che siamo proprio noi stessi a boicottare i nostri sogni sportivi?

Perché, sovente, si ha paura di vincere?

Per quali motivi vogliamo qualcosa, ma ci manca la motivazione?

Perché un calciatore sbaglia un calcio di rigore?

 

Certo, queste cose possono accadere, ed accadono, sia nel mondo professionistico, che in quello amatoriale.

Certo, le variabili che entrano in gioco sono moltissime e variegate tanto che, alle volte, non possiamo neppure sapere quanti e quali sono gli aspetti decisivi in queste situazioni.

Certo, è fisiologico che possano capitarci queste esperienze, così come che è umano sbagliare.

Tutti gli uomini sono soggetti all’errore, ma come diceva il drammaturgo e poeta tedesco Berthold Brecht, saggezza non è non commettere errori, ma scoprire subito il modo di trarne profitto.

Da questa prospettiva, possiamo intuire come gli aspetti emotivi e psicologici giochino un ruolo assai rilevante nello sport e questo, in particolare, pare eclatante in ambito professionistico dove è “normale” attendersi che l’atleta sia preparato fisicamente e tecnicamente.

Oggi l’impressione che si ha, guardando ai fatti di sport, è che spesso il divario tecnico-qualitativo sembra incidere sempre meno, mentre, a fare la differenza è la condizione mentale e psicologica delle squadre e degli atleti.

Insomma, l’atleta si allena sempre con grande diligenza e dedizione, cura le proprie abilità motorie, la tecnica e la tattica, ma alle volte è proprio il suo approccio mentale che  può fare la differenza tra la vittoria e la sconfitta.

Un’altra domanda che possiamo porci a questo punto è: ma possiamo farci qualcosa? possiamo migliorare o allenare le nostre abilità mentali? La risposta a queste domande è affermativa: si parla a tal riguardo di allenamento mentale.

 

Allenamento mentale: una risorsa in più per gli atleti

L’allenamento mentale o mental training rappresenta un’opportunità in più per tutti gli atleti che vogliono migliorare le loro prestazioni sportive.

In senso allargato, per allenamento mentale si può intendere un atteggiamento di maggior attenzione rivolto proprio agli aspetti emotivi o cognitivi durante qualsiasi allenamento “atletico” e, in particolare, la consapevolezza di come essi condizionano la prestazione in senso positivo o negativo.

Questo può essere fatto pianificando dei programmi di training mentale che si affiancano e sono di completamento, nel rispetto delle specifiche competenze, all’allenamento fisico - tecnico e tattico dello sportivo.

Attraverso l’allenamento mentale e l’utilizzo delle tecniche ad esso collegate, l’atleta può, inoltre, accrescere la conoscenza di sé stesso, dare espressione alle proprie capacità, migliorare il proprio livello di autostima, scoprire come corpo e mente possano interagire permettendo la realizzazione delle sue potenzialità.

In particolare, parlando di tecniche di allenamento mentale (Mental Training) si allude a metodi integrati improntati all’apprendimento e al perfezionamento di alcune abilità mentali che interessano da vicino tutte le attività sportive.

La prestazione sportiva richiede, infatti, diverse abilità mentali quali la capacità di focalizzare e mantenere l’attenzione su aspetti rilevanti, consapevolezza, abilità nel controllo dei pensieri, gestione dell’ansia pre-agonistica, capacità di attivazione.

Tali competenze e capacità possono applicarsi, anche, ai più diversi ambiti della nostra esistenza.

Le principali strategie o abilità mentali a cui tradizionalmente ci si riferisce nel Mental Training sono:

 

-         Abilità immaginative (Imagery)

Un antico detto ci dice che, alle volte, per “vedere” le cose più chiaramente è possibile chiudere gli occhi,  immaginandole. Immaginare significa rappresentarsi qualche cosa senza viverla nella realtà, ma “vivendola” mentalmente.

Grazie allo sviluppo e all’allenamento delle abilità immaginative l’atleta ha la possibilità di creare volontariamente un’esperienza mentale che riproduce quella reale. Visualizzare vividamente qualcosa, magari anticipando ciò che si desidera ottenere (obiettivo, prestazione, condotta di gioco, azioni da compiere), permette di orientare la mente verso la giusta direzione e, cosa ancora più importante, creare un vero e proprio riferimento, una guida per la parte inconscia.

Attraverso la pratica mentale ed esercizi molto concreti gli atleti sono progressivamente allenati alla rappresentazione mentale di immagini visive, riproducendo esperienze precedenti (magari riprendendo prestazioni positive o vincenti), anticipando quelle future (performance  e tattiche di gara) o correggendo quelle attuali. Oltre a questo l’imagery può essere sfruttata per allenare un particolare gesto tecnico o fisico (allenamento ideomotorio), per permettere un cambiamento o per favorire il recupero da infortuni.

 

-         Controllo dei pensieri (Self Talk)

La comunicazione, in genere, è rivolta a terze persone, o, come si dice, al mondo esterno. Per comunicare con il mondo esterno ogni individuo può utilizzare parole, espressioni facciali, tonalità della voce, portamento del corpo, azioni fisiche, scritture e quant’altro. Ma ognuno di noi può comunicare anche con il suo mondo interno attraverso auto-istruzioni, pensieri, commenti, sentimenti o immagini.

Il parlare tra sé e sé, dando vita ad una sorta di dialogo interno, è cosa molto frequente per un atleta: è questo il Self Talk.

Un tipico dialogo interno di un atleta potrebbe avere un tenore del tipo: “attento, non devi sbagliare! … non mollare! … lo sapevo che andava a finire così … ecco: ho deluso il mio allenatore …”

Non si può non essere influenzati dalla comunicazione. Consapevoli o no, quando interagiamo con qualcuno lo influenziamo costantemente proprio come egli influenza noi.

Questo vale anche nella relazione con noi stessi, nei momenti di riflessione o intensa emozione.

Soprattutto nei frangenti decisivi o in quelli più difficili, una buona gestione del proprio dialogo interno e un controllo efficace dei propri pensieri può essere di grande aiuto all’atleta. Cosa l’atleta si dice e, soprattutto, come se lo dice può fare una grande differenza. Attraverso le tecniche di Self Talk o l’utilizzo di parole-stimolo è possibile agire sulla concentrazione, suscitare emozioni positive, accedere a stati mentali potenzianti, correggere degli errori, incrementare la propria fiducia o apprendere nuove abilità.

 

-         Formulazione di obiettivi (Goal Setting)

Nel Paese delle Meraviglie quando Alice incontra il “Micetto del  Chirshire” gli chiese un po’ timidamente, “vorresti dirmi di grazia quale strada prendere per uscire di qui?”

Dipende soprattutto da dove vuoi andare” disse il Gatto.

Sapere dove vogliamo andare, come arrivarci e in quali tempi è fattore assai importante. Individuare in maniera chiara il traguardo da conquistare, il risultato atteso o il livello standard di abilità da raggiungere è fattore assai importante nello sport.

Frequentemente gli atleti non definiscono in modo accurato gli obiettivi da perseguire durante la propria stagione agonistica: questa scarsa capacità di pianificare, può compromettere l’esito di un’intera annata.

E’ possibile imparare a definire in maniera corretta e sistematica i propri obiettivi: questa attività è molto motivate e fornisce all’atleta delle “buone” ragioni per entrare in azione, muoversi o allenarsi. Tracciando una precisa direzione da seguire, si riduce l’incertezza, si riducono i fattori distraenti e la dispersione di energie psico-fisiche.

 

-         Concentrazione e focalizzazione dell’attenzione (Focusing)

La concentrazione è la capacità di focalizzare l’attenzione su un compito per un determinato periodo di tempo, senza essere distorti da fattori distraenti esterni (ad esempio l’avversario, il rumore della folla, una particolare situazione metereologica) ed interni (ad esempio pensieri negativi). Concentrazione significa anche saper fare pienamente contatto con il momento che si sta vivendo, nel presente.

Tra i temi centrali della Psicoterapia della Gestalt va senza dubbio sottolineata la centralità del "qui e ora", che privilegia la dimensione del presente rispetto al passato; l’attenzione è posta sul “qui e ora”, piuttosto che sul lì e sull’allora.

A tal riguardo lo stesso Fritz Perls sottolinea l’importanza del presente: “se siete nel presente, l’eccitazione fluisce immediatamente nell’attività spontanea, senza soluzione di continuità. Se siete nel presente, siete creativi, siete inventivi. Se i vostri sensi sono all’erta, se tenete aperti gli occhi e le orecchie, come fanno tutti i bambini piccoli, una soluzione la trovate sempre”.

Così come i bambini piccoli, anche gli atleti dovrebbero concentrarsi sul presente, sul momento che stanno vivendo, sul “qui e ora” della loro prestazione sportiva.

Atleti e tecnici sanno bene che l’errore di distrarsi al momento giusto è origine di molti insuccessi ed è per questo che si “predica” sempre: “concentrazione!”. Tutto ciò significa saper mantenere l’attenzione sul qui e ora senza permettere alla nostra mente di vagare e distrarsi dall’obiettivo. Già, ma sappiamo come fare a concentrarci?

Questa abilità mentale può essere allenata utilizzando svariate tecniche o esercizi pratico-esperienziali che prendono il nome di Focusing.

Allenamento e consapevolezza consentono di ottimizzare la gestione delle risorse attentive permettendo a qualsiasi atleta di imparare progressivamente a cosa dare attenzione, quando essere attenti e come mantenersi concentrati nei momenti topici dell’azione.

 

-         Capacità di rilassamento, gestione dello stress, ansia e dolore

L’importanza del risultato, l’impegno profuso (mesi e mesi di allenamento), la frustrazione derivante da una sconfitta, una prestazione al di sotto degli standard, il timore di un avversario, la valutazione dell’allenatore, la presenza del pubblico (ad es. genitori o amici), il desiderio di vincere, la paura di perdere (Nikefobia) o di infortunarsi sono alcuni dei fattori che possono innalzare il livello di stress negli atleti.

Lo sport è emozione e spesso l’atleta è chiamato a gestire in maniera ottimale le proprie emozioni per raggiungere la propria prestazione ideale. E’ importantissimo poter controllare prontamente le proprie tensioni fisiche e mentali. E’ fondamentale saper gestire le proprie paure e l’ansia (si pensi soprattutto a quella del pre-gara). E’ spesso cruciale riuscire a canalizzare la grande tensione emotiva durante una competizione o nel momento di una bruciante sconfitta. Il fattore determinante è come si percepiscono le manifestazioni di stress e di ansia e come si indirizza questo tipo di attivazione ed energia.

Lo stress, infatti, quando ben gestito, può essere un’ottima fonte di energia psico-fisica e di stimolo per un miglioramento continuo.

Varie procedure o approcci possono essere utilizzati per gestire le situazioni d’ansia, di stress o di dolore: molte di esse, soprattutto nello sport,  si basano ampliamente sulle cosiddette tecniche di rilassamento che consentono all’atleta di prendere consapevolezza anche delle tensioni di tipo muscolare (a riposo o in attività).

Le metodologie utilizzabili sono diverse. Si può passare dai metodi fisiologici di rilasciamento muscolare (ad esempio la tecnica di rilassamento muscolare progressivo di Jacobson), ai metodi psicoterapeutici (come quelli del Training Autogeno di Schultz) fino a quelli di respirazione creativa (colori, luci, odori).

 

-         Capacità di attivazione (Arousal)

Alle volte capita che un atleta si percepisca senza forze, scarico o fiacco. Questo stato psico-fisico può essere particolarmente svantaggioso per un atleta che si appresta a compiere la sua performance o partecipare ad una gara.

L’Arousal viene considerato come una funzione che permette l’accesso alle risorse energetiche dell’organismo per predisporlo in maniera ottimale all’azione.

L’attivazione psico-fisiologica dell’organismo, ossia questa capacità di essere pronti all’azione, è una questione di energia fisica e mentale assieme: si tratta di vigore, forza, vitalità e prontezza. L’energia fisica influenza quella psichica e viceversa; attivandosi, corpo e mente si allineano, entrano in sintonia.

Tenuto conto della soggettività di ogni atleta, per affrontare adeguatamente una prestazione sportiva è solitamente necessario incrementare il livello di attivazione dell’organismo; solo così è possibile ottenere la carica indispensabile per rendere al massimo.

Le diverse tecniche di attivazione e regolazione dell’Arousal consentono, in primo luogo, di definire i fattori situazionali  e personali che influenzano l’attivazione, in secondo luogo, di identificare la propria “combinazione” ideale fisiologico-cognitiva-emotiva. Ogni atleta può quindi imparare ad autoregolare e modulare in maniera adeguata il livello di attivazione necessario per eseguire con il massimo profitto la propria performance motoria e sportiva.

 

Le abilità mentali degli atleti possono dunque essere allenate e migliorate attraverso il Mental Training, utilizzando delle tecniche molto concrete che mirano a sostenere l’atleta con il fine di migliorarne la prestazione.

Con questo non si intende affermare che le tecniche rappresentano una sorta di rito magico, una bacchetta magica che consente ad un atleta di diventare automaticamente un campione. Tutt’altro. Pensando ad esse pare opportuno ed interessante sottolinearne l’aspetto funzionale (un insieme di strumenti utili nel processo di crescita dell’atleta-uomo) e pragmatico (un insieme di validi aiuti per ottimizzare le proprie prestazioni sportive).

L’obiettivo non è quello di trasformare l’uomo in un campione-robot, ma di guardare ai bisogni dell’atleta, alle sue aspettative, alle motivazioni, alle sue necessità specifiche.

L’uomo, in quanto atleta, è al centro.

E’ al centro con le sue unicità, peculiarità, risorse creative e il suo bisogno di essere messo nelle condizioni di esprimerle.

Un’aumentata conoscenza di se stessi, un più marcato senso di autostima e la piena espressione delle proprie capacità sono cose che si susseguono l’un l’altra. Anche il fatto di praticare il proprio sport può alla fine portare alla realizzazione delle proprie potenzialità in tutti i campi della vita.

 

Consulenza per lo sport e Mental Training

Per raggiungere un livello psicologico superiore, potenziante ed adeguato all’attività sportiva che sta svolgendo l’atleta, persona psicologicamente sana, ha la possibilità di chiedere aiuto ad un allenatore mentale.

Generalmente, con un intervento di consulenza per lo sport il mental trainer coopera con l’atleta per “aiutarlo ad aiutarsi”: si vuole favorire un approccio mentale il più idoneo possibile per affrontare le sue competizioni e gli allenamenti.

L’intervento può mirare ad aiutare l’atleta a migliorare la sua prestazione, per sostenerlo nella risoluzione di specifiche problematiche, per affrontare con efficacia particolari fasi della propria carriera agonistica (traumi, infortuni, crisi per cambiamenti di squadra o livello agonistico, termine della carriera etc.).

Per fare questo l’atleta può imparare ad allenarsi utilizzando le tecniche di Mental Training: assieme all’allenatore mentale l’atleta può lavorare per ridurre l’ansia agonistica, per gestire diversamente i momenti di crisi o di tensione emotiva. Ed ancora, può apprendere e controllare le emozioni, gestire lo stress o l’ansia, tarare o raggiungere i propri obiettivi, scoprire nuove “strategie” (pre e post gara), focalizzare e concentrare l’energia o l’attenzione.

Gli interventi, insomma, hanno il fine di sostenere l’atleta che magari vive un momento negativo nel suo rendimento agonistico, che vive un momento di bassa autostima o che, per svariati motivi, fatica a coronare i suoi sogni sportivi.

I beneficiari di un intervento di consulenza in ambito sportivo possono essere singoli atleti che praticano sport individuali, ed anche squadre, gruppi e coppie.

Si vuole accrescere e potenziare la prestazione degli atleti attraverso la proposta di una metodologia sana, che consenta loro di sfruttare le proprie risorse mentali per integrarle in maniera armonica con quelle atletiche e tecnico/tattiche.

Concretamente, vista la stretta correlazione tra mente e corpo, è bene ricordare che quando l’atleta si allena fisicamente lo stà facendo anche mentalmente o tecnicamente. Quello che alle volte s’ignora è quanto la mente possa influire sul corpo e quanto le abilità mentali siano importanti per il raggiungimento della propria prestazione ideale.

Le filosofie orientali da sempre concepiscono corpo e mente come un tutt’uno: è la visione olistica dell'uomo.

Holos, dal greco significa tutto, intero. Da questo punto di vista, se da un lato appare evidente che ogni allenamento è “specialistico”, dall’altro, tutto è collegato e interagisce. L’allenamento diventa così un allenamento “integrato” dove il risultato finale, il tutto, appunto, è molto di più della somma delle singole parti. L'allenamento integrato assume quindi un significato diverso o superiore rispetto a quello delle singole parti prese autonomamente.

Allenamento fisico, mentale, tattico e tecnico si fondono assieme in un divenire continuo per la crescita dello sportivo nella sua globalità.

Ogni Sogno è possibile se ci credi fino in fondo.

-         Jury Chechi –

 
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