di Elisabetta Marsonet

La separazione dal coniuge porta solitamente ad una situazione di crisi tutte le persone che ne sono coinvolte: la coppia, i figli, le famiglie di origine.
Il disorientamento, la rabbia e il dolore sono i sentimenti più frequenti in questa situazione di grande cambiamento familiare ed individuale.
Sentimenti che vengono acuiti nel momento in cui la separazione è anche inaspettata.
Affrontare una separazione, sia per scelta propria che per scelta del partner, è sempre cosa difficile e dolorosa.
Con la separazione cambiano le premesse del rapporto di coppia – non siamo più legati sentimentalmente come coppia, ma nel caso in cui ci siano dei figli, rimaniamo comunque legati indissolubilmente come genitori.

Il compito dei coniugi che si stanno separando, dovrebbe essere quello di creare un progetto di affidamento condiviso dei propri figli, dove padre e madre hanno uguali responsabilità, diritti e doveri.

I figli di genitori che stanno affrontando una separazione hanno diritto ad un rapporto completo e stabile con entrambi i genitori.
Questo è necessario anche nelle situazioni in cui i genitori stanno attraversando, da più o meno tempo, una fase critica, difficile di allontanamento, dove la rottura del legame sentimentale della coppia è evidente e per questo rende più difficile la gestione della genitorialità.

La difficoltà sarà dunque gestire non solo la separazione, ma anche la genitorialità, in quelle coppie in cui il conflitto è elevato e il raggiungimento di un accordo reciproco risulta molto difficile.

Questo processo di cambiamento, di trasformazione che è la separazione necessita di tempo ed elaborazione da parte degli ex-coniugi.
Gestire il dolore e le sofferenze della separazione e poter comunque gestire la genitorialità con serenità necessita di compiti precisi da parte degli ex coniugi.

La fase di separazione è un percorso di evoluzione delle relazioni familiari sia sul piano coniugale, su quello genitoriale e su quello riguardante l’ambiente esterno, come le famiglie d’origine e gli amici.

Il principale compito che la famiglia separata si trova ad affrontare è la riorganizzazione delle relazioni familiari a livello coniugale e genitoriale.
Per poter gestire il conflitto emergente dalla separazione in maniera cooperativa, a livello coniugale è necessario che la coppia elabori il fallimento del proprio legame, il cosiddetto divorzio psichico.
Contemporaneamente a livello genitoriale è necessario che gli ex coniugi continuino a svolgere i ruoli di padre e madre e a riconoscersi come tali ed instaurare un rapporto di collaborazione e cooperazione per tutti gli aspetti che riguardano l’esercizio della genitorialità.
Questo innanzi tutto per il bene dei figli.
E quando ciò non accade, la guerra tra gli ex coniugi può innescare nel figlio una suddivisione dei propri genitori in un “genitore buono” e in un “genitore cattivo”.
La conflittualità che molto spesso accompagna le separazioni coniugali, rende ciechi i genitori dei bisogni effettivi ed affettivi dei propri figli i quali spesso diventano “strumento” per fare la guerra all’ex coniuge.

Due dei principali compiti di sviluppo che possono aiutare gli ex coniugi nell’esercizio della genitorialità sono:
mettere in atto una forma di collaborazione con l’ex coniuge per garantire l’esercizio della funzione genitoriale

– consentire al figlio l’accesso ad entrambi i genitori e alla storia di entrambe le famiglie di origine

Il primo compito richiede di trovare un equilibrio di distanze tra ex coniugi e un equilibrio di funzioni tra l’essere ancora genitori.
Questo significa riuscire a separarsi come coniugi rimanendo un padre e una madre, salvando quindi la genitorialità.
Per poter fare questo è necessario che gli ex coniugi affrontino la fine del rapporto di coppia riuscendo a portare in salvo il legame genitoriale.
Ciò significa essere in grado di ricercare e riconoscere, accanto a ciò che è stato fonte di dolore e ingiustizia, ciò che di buono e giusto è stato compiuto e vissuto nella relazione.
Si tratta quindi di riconoscere l’esistenza di aspetti positivi e di tenere viva la fiducia nel valore del legame genitoriale e in se stessi come degni di legame.
Questo processo solitamente è impegnativo e doloroso e necessita di tempo per l’elaborazione.
Nel momento in cui il legame è irrisolto tra gli ex coniugi e si manifesta con i suoi aspetti di conflitto cronico, purtroppo condiziona negativamente non solo la separazione ma soprattutto l’esercizio della funzione genitoriale.

Il secondo compito è quello di garantire al figlio, nel caso di affidamento esclusivo, l’accesso anche al genitore non affidatario o non convivente, favorendo il congiungimento con le sue radici e con la sua storia familiare, salvo i casi estremi di relazioni genitore – figlio gravemente disfunzionali o abusanti.
Questo può risultare molto difficile in alcuni casi in cui il genitore (ad esempio la madre) convivente o affidatario ingloba a sé il figlio, disconoscendone i bisogni di appartenenza e di legame con entrambi i genitori, e allontana con varie strategie l’altro genitore (il padre) come colpevole di aver procurato tutto il male e la sofferenza dovuta alla separazione.
Per evitare questo è indispensabile che tra gli ex coniugi sia presente la volontà di esercitare la genitorialità in modo efficace e l’impegno reciproco a riconoscersi vicendevolmente come genitori dei propri figli.
Inoltre, ciò che solitamente aiuta lo sviluppo dei figli è anche consentire loro l’accesso ad entrambe le famiglie di origine sia paterna che materna.

Come sostiene la terapia familiare sistemica di Bert Hellinger ed il testo scritto da Bertold Ulsamer “Senza radici non si vola”.